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Stipula di un contratto o accordo

Quando un artista viene contattato da un etichetta a cui piace il suo lavoro, la fase successiva prevede la stipula di un accordo o contratto.
Esistono vari tipi di contratto, ma in fin dei conti si può ridurre il tutto a tre categorie: 

Contratto artistico

In linee generali le caratteristiche di questo contratto sono le seguenti: la casa discografica paga le registrazioni, la realizzazione della copertina, la distribuzione e la promozione e diventa per sempre proprietaria del master, cioè dell'album. In questo genere di contratti, fatta eccezione per artisti già famosi che hanno maggior potere contrattuale, le edizioni finiscono per andare interamente alla società editoriale "sorella" della casa discografica. Questo è il tipo di accordo preferito dalle grandi case, che si assicurano un controllo totale sull'artista e sulle sue composizioni per tutta la durata del contratto (3-5 anni o tre album più uno di opzione in un determinato periodo di tempo), oltre al perenne controllo sui dischi che l'artista registra durante il periodo contrattuale. Le percentuali che vanno all'artista in questo caso variano dal 4% al 15% (solo per gli artisti di grido) del prezzo al rivenditore, da queste l'artista dovrà dedurre le percentuali dovute al produttore (che sono a suo carico), più un 20% per spese di amministrazione. Quest'ultima detrazione è stata ereditata dai tempi del vinile il quale si poteva rompere durante l'imballaggio e la consegna ai negozianti; quel 20% serviva alle case discografiche per "ammortizzare" le perdite; oggi il vinile non si fa più e i CD non si rompono, ma la clausola è rimasta. Un tempo (ora non più) era uso e consuetudine che alla sigla del contratto la casa discografica versasse all'artista e/o i suoi produttori un anticipo sulle future vendite chiamato "anticipo royalties", cioè l'importo corrispondente a un determinato numero di copie che la casa discografica si impegna a vendere. Naturalmente l'artista e i produttori non guadagnano una lira fino a che la casa discografica non avrà interamente recuperato questo anticipo, più sostanzioso è l'anticipo, più c'è speranza che la casa discografica si dia da fare per recuperarlo, promuovendo l'album e convincendo i negozianti a ordinarlo.

Contratto di licenza

In questo tipo di contratto l'artista paga le registrazioni e quindi il master resta di sua proprietà, tutto il resto lo paga la casa discografica. Al termine della licenza (che è una specie di "affitto"del master) l'artista e la casa discografica possono decidere se rinnovare l'accordo oppure no. In caso di "no" l'artista è libero di usare il master a suo piacimento e rimetterlo in circolazione con un'altra etichetta. Il contratto di licenza lascia più spazio per negoziare sulle edizioni, e a volte l'artista riesce a tenersi il 100%, ammesso che abbia la sua società editoriale. Le percentuali sulle vendite in favore dell'artista sono nettamente più alte (dal 18% al 30%) e il minimo garantito può essere molto consistente (oggi è sempre più raro...). In genere l'artista usa proprio il garantito per pagarsi in tutto o in gran parte i costi dell'album. La "rogna" di questo tipo di contratto è che, nel caso le due parti, al termine della licenza, decidano di non continuare, può essere durissimo per l'artista proporre ad un'altra casa discografica
di distribuire un album "vecchio", cioè che ha già venduto quello che poteva vendere per cui gli resterà sul groppone un album che, non essendo distribuito, non ha nessuna possibilità di vendere. Il contratto di licenza è ampiamente usato anche da etichette indipendenti, che non hanno una forza di distribuzione propria, e quindi danno i loro prodotti in licenza a case discografiche più grandi e potenti. 

 

Contratto di distribuzione

In questo tipo di contratto l'artista(o l'etichetta indipendente) paga per tutto, registrazioni, promozione etc… e la casa discografica si limita a distribuire. È il tipo di contratto che lascia più libertà in assoluto all'artista, e le percentuali possono arrivare al 50%. Il problema è che la promozione può costare cifre da capogiro, specie per chi, come un artista singolo, non ha una struttura per farlo, è quindi molto

rischioso. Inoltre le case discografiche tendono a concentrare i propri sforzi di vendita sui progetti vincolati da un contratto artistico, dove cioè hanno totale controllo, e quindi il massimo del ritorno economico, quindi il "distribuito" può vedersi continuamente "scavalcato" da altri artisti della stessa casa discografica, ma che sono più "cari" alla medesima in quanto le assicurano maggiori margini di guadagno essendo sotto contratto artistico. Fra questi tre modelli esistono tuttavia parecchie sfumature intermedie, che vengono precisate nel contratto. 

L'Editore

Generalmente i musicisti tendono a fare molta confusione tra etichetta produttrice ed edizioni musicali, si tratta di due cose del tutto differenti. L'Editore Musicale è la figura che "commercializza" le opere che un autore gli cede, è il titolare di tutti i diritti di utilizzazione economica delle opere dei propri autori e gestisce per loro conto tali diritti attraverso le licenze di sincronizzazione, le utilizzazioni discografiche e le esecuzioni dal vivo. Inoltre, come nel caso della APbeat, l'editore fa anche opera di promozione e diffusione del proprio repertorio attraverso canali radiofonici e
video-cinematografici. Nessun brano si potrebbe mettere in commercio se non è "edito" da qualcuno, ovvero, un disco si può teoricamente mettere in commercio anche senza un editore, in realtà il ruolo dell'editore, che diventa di fatto insieme all'autore il proprietario del brano, è quello di far sì che i diritti del brano siano tutelati al meglio per anni, cosa che un autore senza editore raramente riesce a fare nel giusto modo.

Un importante aspetto del ruolo dell'editore si capisce tenendo presente questa semplice cosa: il contratto con la casa discografica prima o poi scade, ma l'editore fa sì che i brani vengano nuovamente commercializzati, pubblicati sotto forma di spartiti, proposti ad altri interpreti, usati nei
film e nelle pubblicità, ovvero fa sì che non cadano "nel dimenticatoio". L'editore, secondo le norme vigenti prende il 50% del totale dei diritti maturati ovvero 12/24 (ma non sempre è così), l'altro 50% va, in proporzioni diverse o paritarie, all'autore del testo ed all'autore della musica.
Spesso in fase di contrattazione fra un produttore ed una casa discografica, l'ottenimento o meno delle edizioni o di una parte di esse è fonte di feroci litigi, che altrettanto spesso, avvengono all'insaputa dell'artista (soprattutto se alle prime armi). Tutte le case discografiche (o quasi) hanno la
loro sezione editoriale, ed è normale ed anche raccomandabile, cedere ad essa una parte delle edizioni, sia pure per un periodo di tempo, affinché la casa discografica sia più motivata ad investire. Non è invece raccomandabile cedere le edizioni "per sempre" ad un editore non qualificato o della cui buona operatività editoriale non siete certi. Rimarreste stupiti se sapeste quanti nomi famosi, si ritrovano ad aver firmato cessioni editoriali eterne senza poter più tornare in possesso del proprio integro brano e dei guadagni che da esso ne derivano.

Differenze tra Editore e Discografico

Come si diceva nel precedente paragrafo, spesso si cade nell'errore di identificare l'editore musicale con il discografico, mentre la differenza è enorme. L'editore infatti tutela prevalentemente gli interessi del compositore, il discografico tutela gli interessi dell'interprete. Da ciò si evince che chi, ad esempio, volesse utilizzare un brano in una produzione multimediale o in un film deve ricorrere a due differenti licenze: una rilasciata dall'editore, proprietario del copyright ed una rilasciata dalla casa discografica, proprietaria della registrazione musicale a meno che editore e casa discografica non siano gli stessi. Il Discografico in pratica scopre, sviluppa e promuove artisti al fine di commercializzare i prodotti “discografici” ovvero i CD dell'artista stesso al fine di ricavarne introiti dalla pura vendita dei supporti (CD, Musicassette etc.). L’editore invece acquisisce, promuove ed amministra canzoni e testi, non artisti, condividendo con compositori ed autori i proventi generati dai diversi diritti di utilizzo delle opere tutelate (Esecuzioni dal vivo, licenze di sincronizzazione e stampa supporti) ne va da sé che comunque, anche in questo caso, anche l'artista ne trae un giovamento..  

 

L'Autore

Un artista, anzi, un interprete dotato di ottima vocalità, non sempre è in grado di scrivere canzoni per se stesso e a volte, anche se capace di scriverle, non riesce a comporre a livello adeguato alle sue doti canore. In questo caso servono degli autori che scrivano i brani per lei/lui. Spesso ci si rivolge a colleghi cantautori, altre volte ad autori puri. Questi ultimi sono persone cui non verrebbe mai in mente di esporsi, anzi, sono ben felici di cedere le luci della ribalta ad altri preferendo di gran lunga stare a casa a scrivere canzoni. Il loro guadagno deriva dai diritti d'autore che vengono incassati per loro dalla SIAE (Società Italiana Autori e Editori) prevalentemente attraverso i borderaux (concerti dal vivo) ed i bollini (stampa cd/dvd).